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Fisco, welfare e diritti: l’accordo in SSP CISL Piemonte segna un cambio di passo

Fisco, welfare e diritti: l’accordo in SSP CISL Piemonte segna un cambio di passo

Più tutele, stabilizzazioni e premio di risultato: a Torino intesa tra azienda e sindacati per rafforzare lavoro e partecipazione


Torino 20 marzo 2026 – Non è solo un accordo aziendale. È, nelle intenzioni delle parti, un tassello di un modello più ampio di relazioni sindacali, in cui partecipazione, welfare e stabilità occupazionale diventano leve centrali. È quanto emerge dall’intesa siglata il 23 gennaio 2026 tra Sistema Servizi Piemonte CISL S.r.l. (SSP CISL) e le organizzazioni sindacali Fisascat e Felsa CISL Piemonte, insieme alle rappresentanze dei lavoratori.

Il contesto è quello dei servizi fiscali promossi dalla CISL in Piemonte, un settore dove stagionalità e flessibilità incidono profondamente sull’organizzazione del lavoro. Proprio qui, l’accordo prova a introdurre elementi di maggiore stabilità e qualità, a partire da un rafforzamento delle relazioni sindacali: più informazione, più confronto e una cadenza periodica degli incontri tra azienda e RSA. Non solo formalità, ma l’idea di un presidio continuo sulle scelte organizzative e sui loro effetti concreti sui lavoratori.

Uno dei passaggi più significativi riguarda l’occupazione. L’intesa prevede la trasformazione di sette contratti di somministrazione in rapporti a tempo indeterminato già a partire da febbraio 2026. Un segnale che, pur nella dimensione contenuta dei numeri, indica una direzione: ridurre la precarietà in un settore dove è spesso strutturale.

Ma è sul terreno del welfare che l’accordo mostra il suo tratto più innovativo. Accanto agli strumenti già previsti dal contratto nazionale, vengono introdotte misure aggiuntive, soprattutto per le situazioni più fragili. Le lavoratrici e i lavoratori vittime di violenza di genere potranno contare su tre mesi di congedo retribuito extra, sulla possibilità di modificare orario o sede di lavoro e su ulteriori strumenti di tutela, anche non retribuiti, fino a un anno. Una scelta che colloca l’accordo dentro una sensibilità sempre più diffusa nel mondo del lavoro, ma ancora non scontata nelle pratiche aziendali.

Non mancano interventi di carattere economico. Viene introdotto un premio di risultato legato a indicatori misurabili – produttività, qualità, disponibilità – con un budget complessivo definito e un tetto individuale. Accanto a questo, una serie di meccanismi premiali legati alle performance dei diversi servizi e una indennità di disponibilità che punta a incentivare la continuità lavorativa.

Segnali concreti arrivano anche sul fronte del potere d’acquisto: dal gennaio 2026 il buono pasto sale da 6 a 7 euro, esteso a tutto il personale, inclusi i lavoratori in somministrazione. Una misura semplice ma immediata, che si inserisce nel quadro più ampio del welfare aziendale.

L’accordo, che avrà validità fino al 31 dicembre 2028, resta subordinato all’approvazione dei lavoratori. Ma già oggi rappresenta un punto di sintesi tra esigenze aziendali e istanze sindacali, in un equilibrio che prova a tenere insieme sostenibilità economica e qualità del lavoro.

In un tempo in cui la contrattazione aziendale spesso si limita a gestire emergenze, qui si intravede un tentativo diverso: costruire, passo dopo passo, un modello più stabile e partecipato. E forse, proprio per questo, più duraturo.

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